Matrimoni gay – cosa significa uguaglianza?

gay_marriage

 

In questo post volevo raccogliere un po’ di opinioni generate di recente discutendo con amici sul rapporto fra ‘estensione di diritti’ e ‘uguaglianza’. Il caso di riferimento che guida la discussione è quello dei matrimoni gay. I nomi degli amici non compaiono perché non ho chiesto loro il permesso di nominarli.

Simone: ho appena trovato due articoli recenti per riflettere sulla questione matrimoni gay, uno pro e uno contro.

http://www.ivanscalfarotto.it/2011/06/28/lorologio-della-storia-si-e-fermato-ai-di-co/

http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2012/11/6/IL-CASO-Genitori-e-adozioni-gay-La-peggiore-conquista-viene-dalla-Francia/334650/

Di quello pro mi ha colpito la seguente frase:

<<[il non potersi sposare] comporta una diminuzione dello status di cittadinanza delle persone omosessuali in ogni sfera della loro vita civile [mia sottolineatura]: in una democrazia o si è uguali o non lo si è, tertium non datur. E noi omosessuali uguali non siamo, questo è il dato di fatto.>>

L’errore di questo ragionamento secondo me e’ che si confonde ‘uguaglianza’ con ‘possesso di stessi diritti’. Due persone possono essere ‘uguali’, nel senso di avere lo stesso valore e anche gli stessi diritti *fondamentali* (il matrimonio non credo sia un diritto fondamentale), ma differire nel numero o tipo di altri diritti secondari.

Per esempio credo che in nessun paese un uomo single abbia il diritto di adottare un figlio. Pero’ non per questo e’ meno uguale degli altri, sarebbe assurdo se puntasse su questa ‘diversita” per reclamare piu’ uguaglianza. Il principio di uguaglianza non puo’ farti arrogare qualsiasi diritto, arbitrariamente. Altro esempio: se uno ha dei privilegi in un concorso pubblico rispetto a me perche’ e’ un orfano di guerra (un diritto) non lo posso ritenere una discriminazione nei miei confronti. Non penso che lo Stato si stia comportando non-democraticamente verso di me, e non posso io appropriarmi di quel diritto perche’ non mi e’ fattualmente pertinente. La questione e’ quindi cosa ti rende eleggibile per essere titolare di un diritto.

In sostanza, uguali come persone non significa giuridicamente identici.

Un amico: il tuo ragionamento mi pare perfetto.

Siamo tutti uguali, e tutti diversi. Le due cose possono coesistere, perche’ manca un pezzo a quella frase: dipende dalle “proprieta’“ che si mettono in gioco per una data precisa funzione. All’esame di fisica teorica [il professore] mi chiese un esempio, dalla vita quotidiana, del concetto di  particelle “identiche ma comunque diverse“. Mi fece lui (non seppi rispondere alla domanda, per cui presi 27…) l’esempio: due monete da 100 lire. Sono identiche inquanto titoli di scambio, soldi, ci compro (compravo) la stessa cosa con etrambe. Ma sono diverse perche’ hanno pesi (leggermente) diversi, una ha una impurita’ di ossigeno in piu’ dell’altra, etc.

In qualche modo, questo e’ anche quanto vado ripetendo ai miei figlioli, che si confrontano, ogni giorno di piu’, con le loro diversita’ e similitudini rispetto ai vari gruppi di bimbi (la loro“societa’“) nei quali stanno facendo ingresso. Per loro serve semplificare senza perdere l’essenza del messaggio nella semplificazione. E una maniera che ho trovato e’: siamo tutti uguali, ma con passioni diverse, ci piacciono cose diverse, e dobbiamo tutti trovare spazio per fare quel che ci piace.

Rispetto ai matrimoni gay: c’e’ un problema che non viene considerato nel ragionamento che fai/facciamo, ovvero non stiamo mettendo nel conto le vessazioni, le violenze, le discriminazioni, e le sofferenze che i gay patiscono nella *vera* societa’… Insomma, stiamo parlando (nei paragrafi precedenti e i tuoi giu’) di una societa’ in cui, appunto, tutti siamo uguali e considerati tali nei comportamenti quotidiani, per cui a tutti si applica il discorso delle 100 lire. Ma, purtroppo, non e’ cosi’. Nel senso che, in societa’ piu’ avanzate, quantomeno c’e’ discriminazione di fatto, offese, etc etc, fino ad arrivare alle aggressioni violente, in paesi dove la religione ha ancora un peso determinante nelle scelte sociali (e.g. a Roma, Milano, non dico a Teheran), fino alla persecuzione con torture e omicidi piu’ o meno di stato (“stati“, e.g., dove vige la sharia). Ecco perché il discorso cambia, si riempie di altri significati, e una analisi onesta deve prendere di petto le ragioni di quelle discriminazioni, i motivi nascosti o palesi (“e’ contronatura”, mi sentii dire da persone di forte fede cattolica, per non parlare del linguaggio corrente denigratorio, etc etc).

Allora, queste battaglie della comunita’ gay, secondo me, “esagerano“ certi tratti, “stirano“ certe richieste oltre il limite del modo di pensare le leggi (quello che hai descritto tu, e su cui io sono d’accordo), perche’ attaccano il dato di fatto che quelle leggi si applicano ad una societa’ che *non esiste*. Quella che esiste, invece, nega (in modo, spesso, ipocrita) i loro diritti, e loro, quindi, calcano la mano. Un po’ come le parade del gay pride, dove avvocati attempati si vestono da drag-queens, per prendere “a schiaffi” l’ipocrisia, per urlare la diversita’!

In sintesi, cercano di cambiare un mondo che gli e’ ostile, e invece di farlo con tante parole, cercano atti concreti, visibili di “uguaglianza“.

Un amica: .. di bambini rispediti al mittente post fecondazione perché non all’altezza delle aspettative della madre se ne è già sentito.. Se non ci si dà da fare, se non si esce dal circuito di chi è VITTIMA di una propaganda irrazionale (nel senso proprio del termine – priva di razionalità e di logica), questi sono i risultati. Come sempre, le più grandi atrocità si compiono in nome della “libertà”.

[con riferimento a questo articolo]

http://www.tempi.it/cosa-succedera-fra-dieci-anni-con-lintroduzione-del-matrimonio-gay-lesempio-del-canada#.UK3opIYdCVp

Simone: L’argomento alla base della richiesta dei matrimoni gay credo sia questo: negare loro questo diritto è discriminazione. Credo l’argomento sia fallace in questo senso: se una persona non ha lo stesso numero o tipo di diritti rispetto a un’altra non implica necessariamente discriminazione, a patto che il diritto in questione non sia un diritto fondamentale (non il caso del matrimonio immagino, ma avrei bisogno di una conferma). Non tutti siamo titolari degli stessi diritti, quindi il non possedere un diritto a cui non sono intitolato non costituisce una privazione. La questione quindi si sposta su che tipo di diritti un soggetto è intitolato ad avere. Su questo il problema rimane aperto, ma almeno credo si possa concludere con certezza che meno diritti non equivale necessariamente a discriminazione.

Concordo che il difendere una posizione del tipo: ‘una coppia omosessuale ha diritto a unione civile, ma non a matrimonio’ non deve assolutamente costituire un offesa civile perseguibile, come pare possa avvenire in Canada, nelle varie forme discusse nell’articolo. Le relative forme di obiezione di coscienza dovrebbero essere garantite. L’articolo sottolinea che è sbagliato pagare sanzioni in caso di legittima obiezione di coscienza. Ma il problema non è l’applicazione delle sanzioni, ma la legge che ci sta dietro: il sottolineare il primo aspetto, come nell’articolo, è superfluo, perché è conseguenza mandatoria del principio legale, cioè il vero punto su cui bisogna discutere.

Mi pare esagerato aver paura che il matrimonio gay eroda diritti e libertà in modo distruttivo per una società civile, come si vuole fare intendere in questo articolo. Certo, per esempio obbligare una struttura privata (e.g. la scuola cattolica) ad aprire il circolo pro matrimonio gay è una violenza dello Stato che esce dalla sua sfera, su questo sono d’accordo. Però che questo costituisca un potenziale cataclisma civile a lungo andare, stento a crederlo. Ho molta più fiducia nella forza e consistenza dei diritti fondamentali della maggioranza. Anche se è giusto essere chiari sui principi, indipendentemente da quanto statisticamente piccoli siano i fenomeni sociali a essi collegati, il matrimonio gay credo sia un fenomeno socialmente talmente minore da non costituire in nessun modo un rischio per i valori fondanti delle democrazie occidentali, come si suggerisce qui.

Amica: Mi piace ma … Ho delle aggiunte. Il rischio per i valori e’ nelle cose piccole. Tante. Piccole. Tutte insieme. Riformulo in un secondo momento. Ma ne sono convinta.

[questi erano scambi avvenuti su FaceBook – come spesso accade, si rimane travolti da tanti altri e nuovi argomenti, e non abbiamo più continuato questa discussione!]

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2 Responses to Matrimoni gay – cosa significa uguaglianza?

  1. Maria says:

    Guardate che ci sono Paesi in cui i singoli, sia etero sia omosessuali, hanno il diritto di adottare, per esempio la Svizzera, per ricordare un altro Paese in cui si parla italiano.

    A ogni modo, non vedo motivi per vietare il matrimonio anche ai cittadini omosessuali. Sono due persone, sono una coppia, che desiderano sancire il loro legame d’amore di fronte allo Stato.

  2. Agata says:

    Consiglio la lettura di questo articolo: http://pubblicogiornale.it/attualita/citizen-gay/ e se ne si avessi voglia direttamente anche del libro.

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