Le ragioni del centro-destra

Questo post si riferisce ai risultati delle elezioni politiche italiane del 24-25 Febbraio 2013. L’ho scritto poche ore dopo la certezza dei risultati, come reazione alle reazioni di molti miei contatti su FaceBook.

Non ho votato il PdL, ma francamente non capisco perché serpeggi tanta incredulità nei social networks per il risultato elettorale [il gran numero di voti ricevuti dal PdL]. Mi ha colpito non tanto la reazione di delusione per la situazione di ingovernabilità, reazione giusta per una situazione penosa, ma lo scandalo evidenziato da molti per il fatto che ci sia chi vota PdL. Mi ha colpito che tanti vogliono emigrare… (Ok, metto un filtro ‘butade’ post elettorale) o chiedono che venga tolta l’amicizia FaceBook da chi ha votato PdL… Io la tengo l’amicizia. Ci sarà pur in Italia chi ha una visione di centro-destra, anche *nonostante* Berlusconi? Non mi interessa parlare di lui, ma di una visione del mondo rispettabile che il suo partito intercetta.

Ecco il comprensibile profilo di chi immagino voti PdL, *nonostante* Berlusconi.
-non e’ di sinistra (esistono…)
-non vuole votare chi vuole distruggere la politica andando in parlamento (M5S)
-non vuole votare partiti minori per non disperdere il voto (Fare, FLI)
-non e’ leghista
-e’ rimasto ferito dalla politica di rigore montiana
-sceglie di non basarsi su quello che Berlusconi rappresenta come singola persona, e chiude un occhio su alcuni nomi dubbi presenti in partito su cui calano indagini o già condanne, ritenendola cosa grave, ma minoritaria.
-desidera una presenza parlamentare che, almeno nominalmente, sostenga queste posizioni: non decidere per un altro di ucciderlo a fine vita, che il matrimonio sia solo eterosessuale, che non si manipolino embrioni umani, che si combatta in Europa per negoziare soluzioni di risanamento conti che non ci tolgano il fiato, che si vada verso una repubblica presidenziale, che l’esecutivo sia più forte, che sia attratto dal sollievo immediato della rimozione o rimborso di grosse tasse (non indagando troppo sul come verranno sostituite), che crede che la magistratura abbia interessi di corporazione da difendere almeno quanto faccia Berlusconi per i suoi affari, che vuole uno stato leggero e un’economia liberale di mercato (magari anche ammettendo e tollerando strutturali imperfezioni), che voglia un’impresa meno tassata e un rapporto imprenditore lavoratore meno-ingessato, che crede che l’origine di libertà e moralità sia la persona e non lo stato o la legge.

Insomma, mi sembra un profilo intelliggibile, per quanto su molti punti discutibile, ma certamente argomentabile e rispettabile, e sicuramente che riscontro esistente in molte persone che conosco e che non mi sorprende abbiano votato PdL senza doversi vergognare, ne io vergognare di loro.

Che partito dovrebbe votare chi la pensa cosi’? Con un altro leader un profilo cosi’ non farebbe certo scandalo.

Queste argomentazioni si prefiggevano di difendere chi vota PdL *nonostante* Berlusconi. C’è, con buona probabilità, chi vota PdL *per* o *a causa di* Berlusconi. Che questo elettorato esista è dimostrato dal fatto che il PdL ha rimontati dal 10 a più del 20% dei voti in poche settimane di campagna elettorale interamente centrate sulla figura di Berlusconi, quindi il suo effetto personale è chiaro. Beh, fare una difesa di questa parte dell’elettorato, mi risulterebbe alquanto più difficile…

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One Response to Le ragioni del centro-destra

  1. Egidio says:

    Premetto che mi sento umiliato dal modo di fare politica in Italia e che avrei deciso di non partecipare oltre a dibattiti sull’analisi della situazione e sui contesti che ruotano intorno a quel o quell’altro soggetto politico (o pseudo-politico). Mi solletica la tua giusta e provocatoria considerazione e, quindi, faccio un’eccezione per dare la mia pur parziale visone del problema.
    E’ un problema già di per sè, secondo me, che per riconoscere la legittimità di un’idea (di centro-destra, in questo tuo richiamo) si debba prescindere dal suo leader, ci si sforzi di giustificare la correttezza di certe scelte politiche, sociali ed economiche cercando di separarle dalla figura “carismatica” (eufemismo) del principale rappresentante. Trovo sia un controsenso evidenziare i programmi su cui ci può essere una convergenza di opinioni senza aggiungere la lista di altri provvedimenti (numerosi) incubati in questa destra e più vicini agli interessi privati e di casta che alle esigenze dell’elettorato. Possiamo stare a discutere i punti della lista per giornate intere, per poi concludere che dopo tanti rimpalli non si sa più da che parte è partito il servizio!
    Allora by-passo le polemiche sul tema delle leggi “ad personam”, del conflitto di interessi, della moralità, dell’etica politica, della trasparenza, dei valori morali ecc. che questa classe politica (destra compresa) non sa più cosa significhino veramente e profondamente, visto cha ha perso il contatto con la persona, e arrivo subito al punto che mi interessa di più.
    Cominco ad avere la nausea e, come me, almeno altri due, a causa:
    a) che i partiti siano diventati, grazie ai loro leader, delle macchine infernali per garantire e giustificare la sopravvivenza *nonostante* tutto dei loro padroni, dimenticando la funzione essenziale di rappresentatività dell’elettorato che continua a votare (le % stanno diventando sempre più ridotte, ma non si dice tanto forte) perchè, come dici tu, spera di essere ascoltato, ma ha già riunciato a crederci profondamente;
    b) che un partito si identifichi con il leader (padre/padrone e pagatore) o, peggio, che si frantumi in correnti a sostegno di un capetto (cane-sciolto) il quale conduce il partito (pars-partis) come se fosse il suo mondo, la sua fede, la sua visione, fino a farlo diventare il foraggio per il culto della persona (conducator);
    c) che tutti e due le strutture sopranominate, al di là che divorino un mare di soldi pubblici, non siano al servizio della gente (se non per le dichiarazioni populiste una tantum) ma, anzi, creino una barriera sempre più insuperabile per la democrazia, la libertà e il vero cambiamento, facendo ignobile leva sui mezzi di comunicazione che ben padroneggiano.
    Questo vale per tutti, e ovviamente, anche il partito ed il signore che nomini, ne sono un bell’esempio.
    Rispetto tutti gli elettori che fanno una scelta, senza avere scelta (mi pare che sia evidente anche qui l’invadenza degli appartnicky sulla volontà dell’individuo).
    Ma, per favore, non legittimiamo le ipocrisie come verità e siamo meno duri con quelli che si irrigidiscono tirando in ballo anche sentimenti come l’amicizia per sottolineare (virtualmente) il loro ribrezzo per il marciume che sta ammorbando l’aria.
    Le idee per essere portate al confronto e sostenute fino alla loro integrazione con altre che le possono migliorare, hanno bisogno di uomini su cui contare, che ora non ci sono.
    Per buona pace di chi continua a “delegare” le proprie aspettative in toto agli onnipresenti partiti ed ai sedicenti movimenti, aggiungo di avere il presentimento che i transatlantici per la presenza di un Schettino al comando finiranno contro un iceberg o saranno costretti alla rada per mancanza di passeggeri.

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