L’evidenza della libertà, i limiti del laboratorio

Genera la riflessione il seguente articolo
http://myscienceacademy.org/2013/01/15/scientific-evidence-that-you-probably-dont-have-free-will/

che esamina argomenti pro e contro l’esistenza del libero arbitrio nell’uomo, a partire da esperimenti di laboratorio che suggeriscono che il segnale elettrico proveniente dal cervello e indicante il comando cerebrale di un’azione fisica precede il segnale elettrico che corrisponde alla presa di coscienza della decisione di agire.Tipicamente un paziente decide quando premere un pulsante. Vengono misurati segnali elettrici che dovrebbero corrispondere alla decisione, la sua coscientizzazione, e l’esecuzione.

Segue qui una mia breve reazione su FaceBook.

Davvero un bel articolo per il rispettabile, interessante, e affascinante problema che solleva. Per me molto caro. Ridicolo pero’ il titolo: “Scientific *evidence* that you *probably* do not have free will” – un buon esempio di mistificazione della scienza e di interpretazione generale e azzardata di esperimenti particolarissimi e assolutamente inconclusivi rispetto alla liberta’ dell’uomo (per quanto suggestivi), che il resto dell’articolo peraltro fa bene intendere. Non capisco come questo sia scappato nel titolo, se non per sensazionalismo.

Che ci sia dell’attivita’ nel cervello a che fare con decisioni, fino a 10 secondi prima di una decisione (o più tipicamente frazioni di secondo prima) quando sono sotto osservazione e mi sto preparando a decidere se premere o no il pulsante, non mi sorprende affatto, e non mette nessuna pressione sul fatto che l’atto di premere il pulsante sia libero. In quel segnale elettrico di 10 secondi prima infatti non si puo’ rintracciare affatto il contenuto della scelta che avverra’, semmai uno stato di  disposizione del cervello a compiere una scelta.
Anche assumendo che le misure di ritardo dei segnali siano rigorose (p.e. il tempo che passa da quando inizio a muovere il dito e quando il pulsante chiude in circuito elettrico mi pare dell’ordine di alcuni ritardi di segnale qui discussi) e anche assumendo che tutte le aree del cervello davvero rilevanti a una libera scelta siano testate, il fatto che che siamo coscienti di una decisione solo dopo una decisione non dimostra che la decisione non era libera, ma solo non coscientemente elaborata (si puo’ discutere pero’ se questa sia condizione necessaria di liberta’).

original

A parte tutti questi dettagli, quello che risulta straordinario, e’ che non basti sul piano filosofico di questo dibattito, la decisiva e insormontabile evidenza esistenziale della liberta’. Un conto e’ chiedere da dove ci viene la liberta’, perche’ ce l’abbiamo: domande alte e primarie, ma mettere in discussione la sua stessa esistenza mi pare voler non guardare a un’evidenza esistenziale cosi’ forte, che solo uno scentismo che banalizza l’esperienza diretta come ingenua e necessariamente fonte di errore puo’ fare.

Io credo che le nostre scelte e il nostro comportamento non sono solo il frutto di precendenti biologici a noi ignoti. Scherzo: se a mio padre piacevano le bionde, a me possono tranquillamente piacere le more, ed e’ un problema e un’avventura tutta mia. La liberta’ e’ un dato essenziale di essere uomini. La drammaticita’ e la bellezza delle scelte della vita ce lo dimostra con un’evidenza esistenziale che non e’ assolutamente meno valida di quella scientifica. Se non voglio andare a pranzo adesso, non ci andro’. Sollevare dubbi su questo, non e’ scientifico, ma temo un po’ insano. Il dubbio come metodo assoluto non e’ tanto una bella cosa. Una liberta’ che porta un uomo fino all’estremo gesto di togliere la sua vita non puo’ essere il risultato di un programma biologico, e ancora meno atomico gia’ deterministicamente scritto nel plasma del Big Bang. Certo, un’ipotesi formulabile e accademicamente rispettabile, ma quella si’ davvero mi pare poco probabile.

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