I metodi e i fini. Il dilemma di Macchiavelli da Algeri a Gerusalemme

Da più di 10 anni seguo Chomsky, tanto mi ha dato. Sono persuaso che quello che dice sulla questione Palestinese sia fattualmente corretto. I palestinesi sono maggiormente e ingiustamente oppressi, gli Israeliani perpetrano crimini quantitativamente maggiori, e tengono una linea contraria a quella auspicata dalla maggior parte del resto del mondo, e dalle NU. Sono da 60 anni in corso gravi violazioni umanitarie e legali, neppure la democrazia è rispettata. Tutto questo ok, e non è affatto poco.

Ma sorge un’altra domanda che sposta il livello. Che tipo di civiltà e di cultura uno vuole che prevalga alla fine? Uno alla fine deve chiedersi questo, dentro di sé e a livello di società. Nella condotta politica è più importante che prevalga la civiltà in cui uno fermamente crede o che che le procedure siano legali e umanitarie? Molto è in gioco in entrambi i casi.

Ieri ho visto La Battaglia di Algeri, il meraviglioso film di Gillo Pontecorvo. E’ interessante ascoltare la conferenza stampa tenuta dall’affascinante Colonnello Mathieu, da 1:28:40 a 1:35:18. Il Fronte di Liberazione Nazionale algerino sta insorgendo contro la presenza coloniale francese. Il FLN usa metodi terroristici per la giusta causa della liberazione. L’esercito francese cerca di sopprimerli con metodi altrettanto poco umanitari. Il Colonnello non nasconde che le procedure sono questionabili, ma chiede quale sia lo scenario che in fondo uno desidera che prevalga. Le difficilissime questioni del reale…

(incidentalmente… straordinaria musica di Morricone)

 

 

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One Response to I metodi e i fini. Il dilemma di Macchiavelli da Algeri a Gerusalemme

  1. Egidio says:

    Questione palestinese: perchè se Israele viola una delibera ONU nessuno interviene e se lo fa l’Iran tutti si mettono d’accordo per le sanzioni? E perchè Israele può avere la boma atomica senza che nessuno protesti e l’Iran no? Chi stabilisce chi sono i buoni e chi i cattivi?

    Questione terrorismo: quando la giustizia è calpestata e la libertà soppressa, tutte le dissertazioni su legittimità o esecrabilità della reazione violenta sono pretestuose o accademiche. Semmai è sulla prevenzione che ci si deve interrogare.

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