Analisi del gossip

gossip

Dall’analisi dell’esperienza sono giunto alla seguente ricetta di come si realizza il gossip:

1. Prendere una miseria altrui;

2. metterla sotto il riflettore;

3. coinvolgere un complice;

4. provare uno strano piacere;

5. dimenticarsi che quella stessa miseria, o un’altra forse anche peggiore, e’ anche nostra.

Per questo il gossip e’ odioso, perche’, oltre a essere una mancanza di carita’ verso l’altro, e’ anche una cecita’ verso la verita’ di se stessi, che e’ sempre segnata dalla ferita e dalla mancanza.

Con questo non sto dicendo certo che non ci si debba prendere in giro o farsi anche una enorme risata sulle reciproche miserie.  No. Se smettiamo di ridere di noi stessi siamo spacciati. Questa e’ invece una critica al gossip sistematico, cioe’ il parlar male degli altri che sottende l’incapacita’ di parlare di se stessi, cioe’ l’onesta’ e il coraggio di affrontare le nostre proprie miserie. 

C. G. Jung dice che quando uno viene alla conoscenza di un fatto rilevante che riguarda un altro (o se stesso), se questo fatto non viene esplicitato diventa un segreto. Se il segreto rimane chiuso nella persona singola causa un infortunio psichico, quindi l’evoluzione naturale ha insegnato all’uomo a condividere un segreto con altri. Potrebbe essere il precursore psichico del gossip. Bene. Questo per me sottolinea solo la necessita’ di relazionalita’ degli esseri umani, ma non giustifica l’assenza di carita’. Siamo certo immersi nella pasta naturale plasmata dalle leggi dell’evoluzione. Il nostro compito non e’ infatti di essere innaturali, ma supernaturali. Purificare cioe’ l’istinto attraverso la coscienza dello scopo per cui siamo creati. Che e’ amare Dio. Quindi purifichiamo il punto 4 della lista, andando oltre l’attrazione di quel piacere superficiale, perche’ ci sono piaceri ben piu’ alti che ci aspettano, e chi ci sono stati promessi.

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