La nostra nave

Il capitano Schettino avra’ forse commesso un gravissimo errore, e per questo la giustizia giustamente lo punisce. Gli basti questa punizione e il dolore della sua colpa. Ma non si vada oltre. La violenza del diffuso giudizio moralistico – non morale – contro di lui esprime una mentalita’ che riduce l’uomo alle sue azioni, facendolo coincidere con esse, senza vedere un piu’ profondo orizzonte di inalienabile dignita’. E’ un umanesimo svuotato di vera umanita’. Di chi non vede quello che ci unira’ sempre a Schettino, cioe’ la sua inestirpabile capacita’ di fare il bene e la nostra inestirpabile capacita’ di fare il male. Vorrei chiedere ai tanti che lo denigrano fino ad averlo spezzato, se sono sempre capaci nella loro vita di quell’eroismo di cui pretendono fosse stato capace lui, l’eroismo, giusto, di stare dalla parte dei piu’ deboli. Sono sempre loro stati eroici nel prendere le parti degli ultimi o dei bisognosi? Nel non deridere un brutto? Nel non isolare un solo? Nel non dimenticarsi di un anziano? Nel non togliere lo sguardo da un povero? Nel non abbandonare uno che ha perso un caro? Nel fare sempre il proprio dovere al lavoro? Io a tutte queste cose non posso rispondere di si’. Schettino faceva un lavoro dove gli errori hanno gravi conseguenze. Ma forse anche noi talvolta abbandoniamo i bisognosi della nostra nave. Abbiamo solo la fortuna di essere visti di meno.

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2 Responses to La nostra nave

  1. egidiobabuin says:

    Bello e profondo questo commento. E fa riflettere!
    Siamo troppo e pesantemente condizionati nei giudizi dalla svolta mediatica che prendono certi eventi. E siamo portati fuori da noi stessi, il più lontano possibile dai nostri limiti, e ci adeguiamo in una appagante conformità (comfortable numb).
    Purtroppo è umano che vogliamo vedere negli altri la perfezione e siamo colpevolmente ciechi al riconoscimento della nostra debolezza: trascuriamo il male che può provocare agli altri.
    Trovo giusto anche il rifiuto a commisurare il danno al ruolo. Un errore conta per un errore.
    Sono le conseguenze che fanno la differenza. Se abbandoniamo la nostra nave abbiamo la possibilità di risalirci a bordo e riprovare a riparare il danno fatto: è una nave che risponde ad un armatore che applica logiche diverse per le valutazioni sulla sua condotta.
    Schettino no, sapeva che non aveva alternative e che doveva rispondere a delle logiche umane.
    Forse dobbiamo dividere la nostra valutazione delle condanne in due parti?
    O forse non dobbiamo fare alcuna valutazione e immedesimarci, invece, umilmente nei fatti per trarne utili insegnamenti al nostro comportamento?

  2. egidiobabuin says:

    Ieri si è suicidato in carcere un rumeno condannato all’ergastolo per un omicidio. Schettino non ne passerà uno solo di anno in carcere.

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