I guai iniziarono con David Hume

Si trattò di un passaggio importante nella storia della filosofia, un passaggio che modifica profondamente il rapporto tradizionale fra metafisica ed etica.

Hume sosteneva, non fu l’unico n’è il primo, ma fu entrambi nella forza e radicalità con cui lo sostenne, che non si può derivare l’etica dalla metafisica. O, più precisamente, che l’ambito del “dover essere” (per lui, l’etica) è totalmente ortogonale (indipendente) dall’ambito dell’essere. La sua analisi partiva dal linguaggio (aspetto che verrà poi approfondito molto più tardi da G. E. Moore – un filosofo analitico di Cambridge). Riteneva che non si può derivare in nessun modo da asserzioni sullo stato delle cose (es: “fa’ caldo in questa stanza”) dei comandi per l’azione umana (es: aprite le finestre!).

Questa posizione marcò l’inizio di un allontanamento a volte mai recuperato fra essere e dover essere. Infatti questa separazione la ritroviamo significativamente in Kant. L’etica di Kant è tutta costruita da una riflessione puramente razionale a priori, che deve evitare nel modo più assoluto di considerare come è fatto concretamente l’uomo. La natura umana (l’essere) non va indagato per stabilire le norme dell’azione umana (dover essere). La natura umana per Kant è un misto di ragione e passioni, e da illuminista non ha fiducia che la ragione possa governare le passioni. In più, visto che l’etica non si deve occupare, secondo Kant, dei fini, [come, a esempio, notabilmente, la felicità] ma solo delle motivazioni a priori dell’azione, allora solo la ragione pura deve essere coinvolta. I fini, come la felicità, invece, hanno anche a che fare con gli altri aspetti dell’uomo, come corpo, sentimenti, spirito. L’unica degna motivazione per l’azione è il dovere, il dovere di seguire la forma dell’imperativo categorico, e l’imperativo categorico è derivato in astratto dalla ragione. Ci troviamo di fronte a una prospettiva totalmente diversa da quella di, per esempio, Aristotele, che invece deriva un’etica a partire da un implacabile e dettagliato sguardo su come è fatto l’uomo, quali sono i suoi limiti, quali i suoi punti di forza. Dall’essere al dover essere.

Kant stimava molto Hume, non c’è quindi da meravigliarsi. E Hume stesso emerge da un clima culturale, quello illuminista, che risente a sua volta di quella scissione operata da Cartesio fra ragione e il resto dell’uomo, spirito e corpo. Quindi si può identificare una tendenza profondamente collocata nell’età moderna.

Quindi Hume, stimatissimo dal mondo anglosassone, e influente protagonista della storia del pensiero, ha portato la barca della filosofia su lidi a mio avviso poco felici, da una parte uno scetticismo gnoseologico disperato, dall’altra a una scissione fra i due polmoni della filosofia e della vita umana (la teoresi e la morale) che costerà poi a noi che veniamo dopo, un faticoso recupero.

Ma guardando tutto questo come insegna a fare Hegel, forse tutto questo, tutte queste dolorose scissioni, erano necessarie al cammino dello Spirito e allo svelarsi della Verità. Sono piuttosto d’accordo.

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