L’avventura di Mille-Mieli

Questa stupenda canzone, naturalmente una milonga, è dedicata a mia sorella Angela e a suo marito Francesco, emigranti felici a Buenos Aires, Argentina.

Il testo in friulano carnico, che ho tradotto in italiano qui sotto, è scritto da Giorgio Ferigo, e la musica è composta assieme ai Povolar Ensemble, un gruppo musicale della Carnia, regione montana del Friuli Venezia-Giulia, attivi negli anni 60-70.

Nelle prime due strofe, stupende, si vede un uomo, sospeso nella paura e nell’eccitata attesa del nuovo, come si è di fronte a un grande e lungo viaggio.

La ventura di Mille-Mieli
(Una milonga per Emilio R.)
Povolar Ensemble – 1988

La notte è acquietata,
è dolce e chiara, senza vento,
vestita di seta, leggera.
Il mio amico “Mille-Mieli” stasera è diventato parente
di tutto quello che duole sulla terra.

Di tutto quello che morde,

che sia fatica o pentimento,

la corta malattia della primula,

di tutti quelli che fumano seduti davanti a un bastimento,

e buttano la cicca, e guardano lontano, e la pestano con il tacco.

E si alza in piedi, e con sicurezza si avvia,
forse per i mari del Sud, forse per Bahia, Utopia!
E saprà cosa si trova viaggiando
con una luna lunatica, un mare infedele, e un azimut incostante.

Chissà dov’è, chissà che fine avrà fatto,
chissà il progetto, la destinazione!
Lo hanno visto ballare al “Rumbita”, un po’ distratto,
un tango “esitazione”.
Raccontano che abbia pezzi di specchio nelle radici dell’eco,
il suo ombrello smarrito;
raccontano che cerca e che si cerca nel grembo delle ragazze,
scartando il guscio, la noce dura della vita.

E troverà, ma solo quello che ha già,
forse nei mari del Sud, forse a Bahia, utopia!
Un vestito nuovo per sentimenti già antichi,
fra simboli dismessi, porti improbabili, e morti equivalenti.

Itaca! Foglietto piegato nel taccuino:
una mappa incerta nella tasca dei pantaloni.
A primavera, fra una galletta e un fiaschetto di gin,
punge forte nel polmone.

Allora gli uomini sono smaniosi, hanno memorie,
che raccontano appoggiati alla ringhiera,
hanno gli occhi lucidi, e un’arsura che si spegne
solo con l’acqua di una sola fontana, di una sola contrada.

E tornerà, avrà ancora miele e veleni,
di quelli dei mari del Sud, o di Bahia, Utopia!
Un panama bianco, lo scapolare di un suo voto,
e una cicatrice sotto il cuore, ma così piccola che neanche si vede.

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